Giovedì 13 dicembre TropeaFestival Leggere&Scrivere ospita Marco Falaguasta.

Attore, commediografo e regista italiano,  inizia la carriera di attore in teatro. Nel 1991 crea la compagnia teatrale “Bona la Prima”, con la quale nel 1992 debutta con la commedia “So tutto sulle donne”.

 Approda successivamente al cinema dirigendo il film “Due volte Natale” (2004), di cui ha scritto anche la sceneggiatura, tratta dalla commedia teatrale omonima, ed alla Tv, dove lavora  in varie fiction . Dal 2006 al 2008 ha interpretato il ruolo di Michele Raggi nella soap opera di Canale 5, “CentoVetrine”.

Ha pubblicato per Kowalski il libro “È facile smettere di sposarti se sai come farlo”.

 

Lei ha lavorato moltissimo sia per la tv che per il teatro, dove è direttore e regista della sua compagnia, Bonalaprima. Cosa preferisce tra piccolo schermo e palcoscenico, e perché?

 

Non c’è un genere che preferisco in particolare, teatro e televisione sono due forme espressive diverse. Il teatro rappresenta un’emozione più completa e piena perché c’è il contatto diretto con il pubblico, e questo permette di sentire tempestivamente le sue reazioni. Il teatro è storicamente “il luogo dove le cose succedono”. Per l’attore di teatro, constatare l’emozione del pubblico è parte integrante dello spettacolo, rispetto alla televisione in cui puoi conoscerla solo in seguito e tramite gli indici di ascolto.

 

Come tutti i libri, anche il suo è disponibile in ebook. Il nostro festival è il primo ad aver utilizzato il formato digitale per la giuria. Come reagisce a questa nuova forma di lettura? Il libro di carta sparirà presto o continuerà ad avere il suo fascino? 

 

Sono un nostalgico della carta come lo sono della pellicola nel cinema. Ma credo che la nostalgia vada vissuta con consapevolezza. Quello del nostalgico è soltanto uno stato mentale, una questione di abitudine e di tempo e non dovrebbe esserci, pertanto, nulla di ostativo alla modalità digitale. Son sicuro che, come è stato per il digitale nel cinema, il libro fra un po’ di tempo sarà un oggetto per l’antiquario o per riecheggiare tempi andati. Presto si leggerà solo l’ebook.

 

Il suo libro parla del “vizio del matrimonio”, ma lei è felicemente sposato da più di sette anni. Pensa di poter dissuadere un lettore medio con questo scenario problematico quanto divertente del libro (È facile smettere di sposarsi se sai come farlo, Kowalski, nda)?

 

Me lo auguro di cuore. L’obiettivo per il quale è stato scritto è molto semplice: evitare i matrimoni sulla base dell’inconsapevolezza, le situazioni in cui ci si sposa dopo molti anni di fidanzamento solo perché non si può fare altrimenti, oppure quei matrimoni conclusi solo per noia o trainati dagli eventi.

Il 65% dei matrimoni finisce, questo vuol dire che il matrimonio è diventata la prima causa di divorzio. Per questo è necessario considerarlo davvero una scelta e sposarsi con consapevolezza, perché altrimenti si finisce per cercare solo la sopravvivenza nella coppia, cominciano le bugie, i silenzi e la noia… si delega la vita matrimoniale a un avatar che non siamo noi stessi.

 

Come è nato il progetto di far diventare un libro la sua commedia teatrale?

 

È nato come tutte le cose belle, per casualità, come la penicillina. Avevo scritto questa commedia e il mio lungimirante editor vi ha visto del materiale buono per un romanzo.

 

Il libro è declinato completamente al maschile. Ad accettare i compromessi più curiosi e a modificare le sue abitudini per il bene della coppia è il maschio. Non crede che possa succedere anche alle donne di trovare qualcosa che non va nel matrimonio e non voler sposarsi?

 

No, semplicemente perché la donna non è stupida come il maschio. Entriamo nel merito dell’enorme differenza che esiste tra l’uomo e la donna: la donna dà la vita, e questo la pone su un piano diverso di responsabilità. Già la bambina che prova dolore tutti i mesi cresce grazie a una certa familiarità con il dolore. Se l’uomo ha 36.2 di febbre, invece, si ferma il mondo. La donna è più matura e determinata dell’uomo: se scopre che il suo compagno non è come vorrebbe, semplicemente lo lascia. Se un uomo non sta bene in una storia, quasi sicuramente farà in modo di farsi lasciare ma senza prendere iniziative perché manca di risolutezza e maturità. È il dolore, quello femminile, a rendere maturi.

 

Chi, fra uomini e donne è più legato all’istituzione del matrimonio, secondo lei? E perché?

 

La donna è più legata al matrimonio consapevole. A mio giudizio, la donna ama il matrimonio consapevole più dell’uomo che invece lo fa perché si sente obbligato dalle convenzioni sociali.

 

Cosa pensa di questo festival?

 

Non posso che pensare in genere bene dei festival letterari in cui si produce e si diffonde cultura, storie e pensiero. Noi viviamo di storie, le distribuiamo, e tutto ciò che si incentra sulla narrazione non può che far bene. Ancora di più mi piace che tutto questo avvenga al sud, e mi piace che qualche volta si parli di questo posto stupendo nell’ambito di un evento positivo, perché lo merita. Grazie a iniziative come questa possiamo dire che al sud c’è molto, oltre a un sole che è metafora stessa della vitalità del meridione.

 

A. G. (Ufficio Stampa TropeaFestival)