TropeaFestival ha voluto offrire un ampio spazio alle nuove generazioni di ‘nativi digitali’ riservando loro reading, incontri e spettacoli teatrali e sperimentando, grazie alla joint ventures con 20lin.es, un Laboratorio di scrittura collettiva destinato agli studenti di scuola media superiore.

 

L’esito del Laboratorio, seguitissimo ed animato anche sul web sulla pagina http://20lin.es/edu,  è racchiuso in un prezioso volumetto, che  racchiude i contributi dei partecipanti e si può leggere pure in formato e-book, che verrà presentato domenica 16, nella serata finale del Premio Letterario Tropea.

 

Il testo, Ferite, ruota attorno al tema della violenza sessuale, che ha evocato nelle giovani donne e nei giovani uomini coinvolte/i reazioni diverse, ma sempre dettate dall’urgenza di calarsi nella rabbia, nella paura, nello sdegno e nell’angoscia delle vittime e di tradurlo in parole, a volte troppo limitate ed inadeguate rispetto alla devastazione che si prova dentro dopo…..

 

Il potere della narrazione e la sua forza evocativa traggono linfa in questo caso dalla pluralità degli sguardi e dalla lucidità e consapevolezza dimostrata dagli autori, che va ben oltre quanto ci si sarebbe potuto attendere da giovani under 18. Un esperimento riuscito, andato ben oltre le aspettative, ed un esordio che fa ben sperare.

<<Passano le settimane e tutto resta uguale. Continuo a soffrire in silenzio e guardare il mondo con gli occhi di una ragazza morta dentro. Non riesco a vedere la bellezza delle cose intorno a me, non vedo più i colori del tramonto, dell’alba. Tutto dannatamente morto. Sono stanca e delusa. Ho chiuso con Alessandro. L’idea che un altro ragazzo possa toccarmi ora mi devasta. Lui continua a chiamare per avere una spiegazione. Ma non posso raccontargli tutto. Non ora, non sono pronta. Eppure sono passati talmente tanti giorni che la voglia di parlare è forte>>.

<<Se potessi tornare indietro. Mi basterebbero solo poche ore e qualche minuto e il sole tornerebbe luminoso, il cielo azzurro, la vita una splendida avventura appena incominciata. Mi sono imbottigliata in un tubo di cemento: il buio mi divora, l’aria mi manca, non sono padrona di me stessa, ho perso il controllo della mia vita. I miei sogni – – – dove sono andati a finire i miei stramaledetti sogni: una donna sicura, intraprendente, libera da paure e pregiudizi.>>

 

Leggi  Ferite – Le più belle storie da Tropea

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Leggi anche l’artico di Michele Giacomantonio su Corriere della Calabria n.79

CorCal n. 79 visual (trascinato)