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Al TropeaFestival Leggere&Scrivere ospiti Walter Veltroni e Bianca Berlinguer, che si confronteranno stasera (ore 20, palazzo Gagliardi), insieme a Luigi Maria Lombardi Satriani, onorando la memoria di uno dei più illuminati politici nella storia della repubblica italiana, ovvero Enrico Berlinguer, in un docufilm realizzato attraverso immagini di repertorio e interviste a chi l’ha conosciuto, ha vissuto e lavorato al suo fianco. “Questo film è un atto di risarcimento”- ribadisce Veltroni – perché la scelta politica fondamentale della mia vita l’ho compiuta perché c’era Berlinguer. Mentre lavoravo al film, più entravo nella sua vita e più mi era chiaro perché a quindici anni decisi di iscrivermi al PCI”.

Una vita fatta anche di solitudine – un altro aspetto sul quale il film si sofferma – la solitudine dei grandi, di chi ha in testa principi e percorso e ad essi intende restare fedele. Un percorso netto e vibrante, che l’ha reso il leader più amato del suo partito, un simbolo di rettitudine politica, un modello stimato anche dalle parti opposte dello schieramento, che si sofferma poco sulla vita privata per raccontare la grandezza e i travagli di un uomo che ha incarnato un grande sogno e una coerenza assoluta, “basta pensare al comizio di Padova, alla sua fine drammatica- riprende ancora Veltroni – chiunque si sarebbe fermato, avrebbe smesso di parlare, lui volle andare avanti, fra le grida di chi lo implorava di smettere”. La serietà e la timidezza. Le passioni, l’amore per il mare, il calcio, la lettura. Gli amici, il  legame con la sua terra, la Sardegna. “Ho voluto ricostruire il senso di una memoria per raccontare Berlinguer ai ragazzi che non sanno chi era”.

Le testimonianze raccolte da Veltroni vanno da Giorgio Napolitano a monsignor Bettazzi, da Pietro Ingrao a Eugenio Scalfari, da Emanuele Macaluso a Michail Gorbaciov a Lorenzo Cherubini, Jovanotti: “La parola ‘comunista’ in Italia la associo a quella correttezza, a quella faccia – dice l’artista, che aveva diciott’anni quando Berlinguer morì – a quelle parole, a quell’onestà, e quindi continua a essere nei miei ricordi una parola bella, che muore con chi in qualche modo l’ha inventata”.