Una generazione “triste”, quella dei quarantenni di oggi. La racconta in I rassegnati (Rizzoli, 2018) Tommaso Labate del Corriere della Sera che ha scelto il festival Leggere&Scrivere 2018 come prima uscita per la presentazione del suo libro. 
“Nel lungo lavoro di scrittura del libro ho scoperto dei fenomeni. La mia generazione non dorme. Nella notte siamo tormentati da alcune domande: ad esempio, chi penserà ai miei genitori?”, ha esordito il giornalista a palazzo Gagliardi di Vibo Valentia. “I rassegnati è una radiografia alla luce delle battaglie condotte negli anni, anche da me. Però non abbiamo combattuto altri conflitti più importanti. Penso alla flessibilità del lavoro. Oggi siamo tutti precari e ci hanno fatto sembrare che fosse un affare”. E ancora: “la mercificazione del sapere? Era positiva. Con la cultura si mangia, come ha detto un ministro (Tremonti, ndr). O il 3+2 alle università? Guardavamo depliant a mare che raccontavano la nuova struttura dei corsi accademici per i figli. Economia con ‘indirizzo moda e spettacolo’ o chi si iscrive a ‘economia del management’…”.
Nel libro di Labate non mancano i riferimenti alla politica di oggi. Parla, infatti, del leader della Lega Salvini, ora anche ministro dell’Interno e vicepremier. “Salvini non cita mai il precariato, pur avendolo nella pancia del suo elettorato. E infatti scrivo ‘se volessimo inserire in un’ideale lavatrice tutte le migliaia di parole che costituiscono il corpo della comunicazione di Salvini, la prima figura che verrebbe fuori sarebbe quella della nonnina. Gran parte dell’immaginario salviniano si fonda sulla nonnina’.  Parlo anche di Renzi – ha continuato Labate – e della crisi della sinistra. Come Cuperlo che, parafrasando il Festival di Sanremo, ha avuto la tendenza a gareggiare per il premio della critica più che per il vincitore. Lo considera una persona piacevolissima ma si è attorniato di yes man, fregandosene delle persone”.
Ancora Enzo Curzio e Craxi, la robotica, i testimoni di Geova, i fattorini. Il giornalista Labate ne ha per tutti, non sarebbe altrimenti un ospite fisso delle Maratone di Enrico Mentana.