Gian Franco Svidercoschi presenta il suo ultimo lavoro Un papa che divide? Le inevitabili contraddizioni di un pontificato rivoluzionario (Rubbettino, 2018). Di origini polacche, è uno scrittore e vaticanista italiano. Ha iniziato la sua carriera giovanissimo, con il Concilio Vaticano II, successivamente ha coperto l’incarico di vicedirettore dell’Osservatorio Romano. Ha collaborato con papa Giovanni Paolo II alla stesura di Dono e Mistero (1996). Tra le sue pubblicazioni più famoseLettera ad un amico ebreo (1993). Nel 2000 ha scritto un’importante rilettura giubilare del Concilio Vaticano II per la Santa Sede.

È inevitabile che un papa rivoluzionario divida la Chiesa, il cambiamento è sempre causa di contraddizioni. Un cambiamento repentino e radicale, in particolare, non può non causare divisioni, anche interne alla Chiesa stessa. Da quarant’anni ad oggi al pontificato ci sono papi stranieri. Fattore certamente positivo per una chiesa che si dichiara universale. Mettendo insieme tutte le esperienze vissute dalla chiesa, questa sta certamente cambiando in meglio (Papa Francesco ha rifiutato la croce d’oro, ad esempio). Ogni papa porta con se, durante il suo mandato, la preziosità della sua cultura e delle sue esperienze. Papa Francesco, di origini latino-americane, è un gesuita, crede nella povertà e osserva il mondo dalle periferie. È un papa che spiega i concetti, anche quelli più complessi, con parole molto semplici e accessibili a tutti, la chiesa, dopo secoli, torna ad adoperare le “parole della gente”. La sua politica rivoluzionaria si basa sulla misericordia, ha organizzato da solo un Giubileo sulla misericordia. Un punto importante e molto criticato è il divorzio e il successivo matrimonio. Il papa ha, a tal proposito, cambiato atteggiamento, linguaggio, tono pastorale ma non ha assolutamente cambiato quella che è la morale. Quest’ultima non può essere cambiata, è la libertà della persona, la sua coscienza. Lui ha perciò codificato questo provvedimento ma un trenta per cento non ne era favorevole e quindi l’ha messo in nota e adesso ogni parroco e vescovo può decidere come comportarsi all’interno della sua parrocchia. È un papa che apre i processi, ma non li conclude, che riempie le piazze ma non le chiese. Probabilmente riscuote successo nelle piazze perché l’immagine che dà di se è appunto un papa molto vicino alla gente comune (va a comprare le lenti a contatto da solo). Le persone, in generale, e i giovani, in particolare, non trovano riscontri nelle loro parrocchie di ciò che il papa descrive. Papa Francesco è rimasto imprigionato nel consenso iniziale ricevuto ed è andato avanti troppo in fretta senza aspettare gli altri. Essendo noi abituati alla Chiesa Europea facciamo fatica a comprenderlo perché ha un impianto pastorale. È un papa che pensa poco alle conseguenze delle sue azioni (Cina e Mosca). Bisogna vedere quanto effettivamente rimarrà del suo seminato. Siamo in un momento di sfascio assoluto, ma c’è una potenzialità che può portare solamente ad una risalita. Purtroppo oggi la chiesa è male organizzata, sono presenti personaggi poco seri, basti pensare all’Irlanda e al suo silenzio sui preti pedofili. Purtroppo quest’ultimi si sentono “Padre Eterno”, e abusano della loro autorità, questa potrebbe essere una spiegazione alla pedofilia nella chiesa, che, come anche la popolazione, è ingabbiata in una specie di vergogna che non permette di scavare nei meandri delle situazioni più cupe. In conclusione, l’unico modo per andare avanti, per migliorare e per crescere, è un paradosso, guardare al passato.