Il festival Leggere&Scrivere, giunto all’ultima giornata, ha ospitato un incontro con il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, magistrato tra i più impegnati in Italia sul versante della lotta alle mafie e capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

“Perché questa scelta?” ha chiesto la giornalista Paola Bottero in apertura. “Non si sa quello che accade. Faccio questo lavoro perché, abito a Gerace – ha detto il Procuratore antimafia – vedevamo morti a terra. Abbiamo visto o siamo stati toccati dagli ‘ndranghetisti. Molti dei miei compagni non hanno avuto la fortuna di nascere in famiglie oneste, si sono persi per strada, alcuni sono morti ammazzati. Sono un miracolato, era un periodo in cui la ‘ndrangheta condizionava in modo pesante la zona di Locri e Siderno. Sono stato all’Università di Messina dove gli ‘ndranghetisti andavano a fare gli esami con la pistola, questo il clima”. 

“Come vivo ogni giorno?” si è domandato. “Continuo a dire quello che penso e questo non mi ha facilitato la carriera. Ma dire le cose che si pensano a chiunque, soprattutto ai più forti, è un lusso. Non bisogna accettare mai compromessi e attrezzarsi culturalmente, nulla è gratis. Fidatevi dei vostri genitori, uniche persone che non vi tradiranno mai” ha aggiunto.

Un Gratteri “irriverente”, così si definisce davanti all’Auditorium dello Spirito Santo gremito di gente accorsa per ascoltarlo. “Ho imparato a controllare la mimica facciale del criminale incensurato. Ho impiegato due anni per costruire la Procura di Catanzaro – ha affermato Gratteri – che aveva grandi contenuti. Magistrati seri, bravi e soprattutto onesti. Il mio compito è di caricarli come sveglie. Poi ho fatto la spola con Roma facendo arrivare investigatori di primo piano. Siamo molto bene attrezzati ma dobbiamo rafforzare le stazioni con personale e qualità: quando è venuto il ministro dell’Interno ad agosto gli ho sottoposto questa problematica, dal 2010 sono state bloccate le assunzioni. Ho chiesto di sciogliere la Dia che ci farebbe risparmiare milioni di euro”.

Ancora sulla Dia: “Manca il coraggio alla politica – ha spiegato Gratteri alla platea di Leggere&Scrivere – hanno paura che i giornali titolino ‘smantellata Dia, voluta da Falcone’. Bisogna smettere di speculare sulla morte di Borsellino e Falcone. So per certo che Falcone ad alcuni presenti alle manifestazioni di commemorazione non avrebbe dato neanche la mano”. E poi il Procuratore capo della Dda di Catanzaro dice: “Tra poco esce il mio quindicesimo libro – ha ricordato Gratteri – siamo partiti con Nicaso quando abbiamo sentito un docente di criminologia che non conosceva la differenza tra ‘locale’ e ‘ndrina’ e da qui siamo andati nella casa editrice di Walter Pellegrini: esce Fratelli di sangue, cui la Mondadori ha acquisito i diritti”. “Ho sentito un’intercettazione tra ‘ndranghetisti – ha spiegato – e uno dice all’altro: ‘statti zitto, non sei manco nel libro di Gratteri’. Le mafie per esistere hanno bisogno di pubblicità, tutti devono sapere loro chi sono. Ancora, in 15 libri, non mi ha denunciato nessuno”.

Infine, un commento sulla Pubblica amministrazione, “faremo cose importanti sulla burocrazia, lo zoccolo duro”, e un monito a politici e presenti: “Essere più duri dei magistrati, dico alla politica. E voi impegnatevi, allenatevi a essere generosi, insieme possiamo cambiare la Calabria” ha concluso Gratteri.