Perché è interessante parlare di jazz e fascismo? Lo ha spiegato la storica Camilla Poesio che ha presentato il libro Tutto è ritmo, tutto è swing. Il jazz, il fascismo e la società italiana (Mondadori) al Festival Leggere&Scrivere 2018. La contraddizione tra il jazz, musica liberatoria, e il fascismo, regime liberticida, l’ottica attraverso la quale, la Poesio per analizzare nel profondo la società italiana dell’epoca.

Il jazz prende piede in Italia come musica da ballo. Il musicologo Stefano Zenni, che l’ha introdotta, si è chiesto: “Come ha potuto il fascismo tollerare il jazz?”. Secondo l’autrice del libro,: “Il jazz mette radici fra i giovani ed è proprio sulle nuove generazioni che il fascismo scommette. Mere ragioni di opportunismo guidano il regime”.

L’industria del divertimento non va di pari passo con il regime, ma punta sui prodotti che i ragazzi utilizzano. Utilizza, dunque, un modo abile per assecondare il regime e seguire una musica libera.

Ha commentato la Poesio: “Esiste, quindi, un rapporto ambivalente tra il fascismo e il jazz: da un  la chiesa ad opporsi duramente a questo nuovo genere, per la promiscuità sessuale che portava con sé”.

Ha, quindi, concluso la Poesio: “Ne esce una società ricca di contraddizioni, nonostante l’uniformità che il regime voleva dimostrare”.