nazzareno-carusi-11A toccante suggello dell’intensa giornata di martedì 4 Ottobre,il Tropea Festival-Leggere e Scrivere,ha ospitato il concerto di una delle vedettes del pianismo internazionale:l’abruzzese Nazzareno Carusi.Si è trattato di una prèmiere vibonese,per il celebre interprete,atteso               il 10 Ottobre alla Wigmore Hall di Londra.E la sua performance non ha mancato di riscuotere uno strepitoso successo,tanto per la profondità delle scelte interpretative,quanto per la oggettiva suggestione di un repertorio musicale di altissimo impegno.                                                                 La scelta di Carusi è caduta su due compositori,Domenico Scarlatti e Franz Liszt,apparentati dalla loro pionieristica collocazione nell’ambito dalla storia della Musica e dalla loro tensione verso l’unicità dell’innovazione tastieristica. Del partenopeo Scarlatti,figlio del grande operista Alessandro ed autore delle monumentali 555 “Sonate” per clavicembalo,Nazzareno Carusi ha operato una silloge di sette componimenti sonatistici,alternando Sonate dal carattere più brillante e danzante a Sonate dal respiro più lirico e meditativo. Sappiamo che il rischio cui vanno incontro gli interpreti,nell’accostarsi a Scarlatti,è quello di venire condizionati dall’eccesso di virtuosismo,che può soverchiare la purezza della materia musicale. Un rischio accentuato dal carattere del sonatismo scarlattiano,che,nelle sue venature di arditezza quasi “sperimentale”,sovente si rivela infido,in quanto potenziale foriero di eccessi. Ebbene,Carusi,non solamente si è tenuto accuratamente distante da corrivi luoghi comuni di natura esteriore,ma ha svelato una misura agogica,una cura del timbro,una capacità di restituzione degli affetti cangianti delle sette Sonate prescelte,tale da permettere al pubblico che stipava Palazzo Gagliardi di distinguere nitidamente contrappuntismo ed invenzione ornamentativa,trionfante ritmicità e sorprendente anticonvenzionalità armonica. Ciò che rende unica la musica di Scarlatti,ha fatto il paio,nella lettura offerta da Nazzareno Carusi,con il pianismo della seconda raccolta delle “Annés de Pèlérinage” di Franz Liszt:quella dedicata all’Italia. Di quello che è,correttamente,considerato uno dei vertici della produzione lisztiana,l’interprete ha selezionato quattro numeri:”Sposalizio”(n.1),”Canzonetta del Salvator Rosa”(n.3),”Il Penseroso”(n.2),”Dopo una lettura di Dante-Fantasia quasi Sonata” (n.7). Liszt non ha inteso rappresentare i paesaggi d’Italia,nel suo secondo libro delle “Annés de Pèlérinage”,ma la letteratura e l’arte del nostro Paese: ha messo in musica le pagine della “Commedia” di Dante,i “Sonetti” di Petrarca,i marmi di Michelangelo,le tele di Raffaello. E lo ha fatto con una dovizia di mezzi pianistici davvero superba: effetti timbrici e coloristici zampillanti energia,turbinii vorticosi di scale,di tremoli,di arpeggi,passaggi di estrema agilità nel registro acuto e sovracuto della tastiera,trascorrendo dalle tenebre degli inferi alla più seducente felicità sonora. L’esperienza di cotanta ricchezza restituitaci dall’esecuzione di Carusi è stata entusiasmante:il timbro incantato e la delicatezza angelicata del suono ci ha restituito la purezza eterea dello “Sposalizio” di Raffaello.  La leggerezza del carattere di marcetta scherzosa della “Canzonetta del Salvator Rosa ” ha permesso all’interprete di condurre per mano il pubblico,grazie ad un’encomiabile bilanciamento dinamico, nella plumbea temperie del “Penseroso” michelangiolesco. La modernità disarmante del quale è stata resa da Carusi con una pertinenza che,per un momento,ha come idealmente trasportato l’uditorio all’interno della Chiesa di San Lorenzo a Firenze,dinnanzi alla tomba medicea ed alla statua del Buonarroti.                                      Ed in ultimo,Carusi ha affrescato la dantesca”Fantasia quasi Sonata” di Liszt,19 minuti di musica,in modo tale da fare quasi percepire agli astanti i lamenti dei dannati e lo sguardo spaurito e sgomento del sommo Poeta. Il clima angosciante e tragico della prima Cantica Dantesca non ha,tuttavia,precluso a Carusi di redimere tanta cupezza nella sezione centrale del brano(ispirato all’amore di Paolo e Francesca),grazie alla adozione di un attacco timbrico alla tastiera che ha illuminato di luce prorompente il primo tema del corale già ascoltato in tutt’altra veste:come dire,il definitivo ed ineluttabile trionfo sul Male. Ed il pubblico non ha mancato di recepire tale illuminazione,levandosi in piedi per plaudire allo sforzo espressivo del musicista abruzzese. Il quale,generosamente,ha risposto allo scrosciante consenso dedicando agli ospiti del Tropea Festival la sublime “Fantasia in re minore” di Mozart.                                      Una serata che non sarà semplice dimenticare.