padellaro-2Il Referendum costituzionale? Antonio Padellaro – fondatore de Il Fatto Quotidiano –, a Vibo Valentia nell’ambito della terza giornata del Tropea Festival Leggere&Scrivere 2016, ha anche commentato le ultime dichiarazioni di Roberto Benigni sul referendum (“il no sarebbe peggio della Brexit”) e dice: «Roberto Benigni è un grande e può dire quello che vuole. Mi dispiace, non che vota per il sì, ma che utilizza questo linguaggio, io credo che non giovi a nessuno. Mi sarei aspettato da lui una sdrammatizzazione. Ma segue, sicuramente, la campagna propagandistica del premier Matteo Renzi». Padellaro ha poi aggiunto, sempre in riferimento al referendum del 4 dicembre, «Non è una priorità ma condivido alcune cose di questa riforma. In ogni caso sono materie che dovrebbero essere delegate alla politica. Non è sufficiente un sì o un no».                                padellaro-1Padellaro ha presentato il suo ultimo libro, “Il Fatto personale” (PaperFIRST, 2016), a Palazzo Gagliardi, ospite del Tropea Festival 2016, l’evento culturale organizzato dal Sistema Bibliotecario Vibonese e giunto quest’anno alla quinta edizione. L’ex direttore del Fatto Quotidiano ha raccontato la sua lunga esperienza giornalistica. Dall’Ansa al Corriere della Sera, poi la direzione dell’Unità e la creazione de Il Fatto Quotidiano nel 2009. «Ho cercato di raccontare nel libro – dice l’ex direttore del Fatto – il dietro le quinte, sono testimone di fatti importanti accaduti in Italia». Padellaro ripercorre, con stile irriverente, le tante notizie che hanno accompagnato la vita del cronista: dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini alla bufera che colpì il CorSera quando furono pubblicate le liste della P2 di Licio Gelli. «Io seguivo la vicenda P2 per il Corriere della Sera – spiega Padellaro –. Nell’elenco era presente il direttore del giornale, Franco di Bella. Lo informai di questa notizia. Decise di dimettersi ma ci disse di pubblicare la notizia». Padellaro parla poi della fondazione del Fatto Quotidiano, «siamo nati come un giornale antiberlusconiano, era premier e uno tra le persone, secondo Forbes, più ricche al mondo. Quando giravamo l’Italia con Marco Travaglio e Peter Gomez ci accoglievano come rock star. Dal 2011 la crisi dell’editoria ha colpito anche noi del Fatto».